Sono sempre troppo poche le campagne creative che puntano a sensibilizzare sulla causa animalista, contro le violenze e i test sugli animali, eppure quelle che hanno colpito di più l’immaginazione sono scolpite nelle coscienze di ognuno come segni indelebili.

Tra tutte, una delle più meritevole degli ultimi anni è quella dell’azienda inglese LUSH, che ha sconvolto il mondo con un’azione non convenzionale davvero scioccante.

A volte non basta dirsi animalisti per essere davvero votati alla causa. Per provare empatia occorre vedere, toccare, provare sulla propria pelle; a volte è uno scossone quello che ci vuole per rianimare le coscienze e portarle all’azione.

Deve essere stato questo il concept alla base della scioccante campagna di LUSH, azienda inglese rinomata nel mondo per i suoi deliziosi prodotti per la cura del corpo e per il suo essere totalmente cruelty free.

Se la scossa è quello che ci vuole, ecco servito il target sensibile, quello che già conosce e agisce per la causa, sia quello non sensibile, ovvero quella marea di gente impegnata nello shopping che si ritrova, d’un tratto, davanti a una vetrina LUSH e si trova ad assistere a un vero esperiemento da laboratorio.

Solo che i protagonisti non sono animali, ma è una ragazza, inguainata in una tuta color carne che sottolinea il suo essere totalmente vulnerabile, un’attrice francesce, Jaqueline Traide, che si è prestata a farsi “torturare” live davanti ai passanti, subendo ogni possibile tortura per dieci, lunghissime ore.

Le stesse torture, inutile aggiungerlo, che milioni di animali sono costretti a vivere ogni giorno e in ogni parte del mondo per garantire a noi presunta sicurezza.

E’ necessario turbare e sconvolgere per arrivare dritti al cuore del problema? In questo caso, sembra l’unica soluzione.

Il Video Shock Lush Fighting Animal Testing

L’evento è stato organizzato non a caso il 24 aprile scorso, a pochissimi giorni dalla votazione europea in merito alla direttiva sulla vivisezione a fini cosmetici, che rischia di essere rinviata per troppo tempo.

Lush da sempre si batte per un mondo migliore, al grido di Lotta dura ai test sugli animali.

Vi sarà capitato di passare davanti a una vetrina del brand, in uno dei tanti store sparsi per le nostre città e di leggervi sopra centinaia di nomi indelebili, che si sono esposti in prima persona nella petizione dedicata ai diritti per gli animali (la petizione è anche online, ed è possibile firmare)

http://www.youtube.com/watch?v=zGNrPADQA2U

Non possiamo definirla un’azione di ambient marketing vera e propria, ma di certo l’impatto è simile e, almeno, ti spinge a farti qualche domanda, e, nel migliore dei casi, a firmare e a battersi attivamente per la causa.

Lush non è l’unica azienda a impegnarsi per la lotta agli abusi sugli animali: da sempre, la LAV, Lega anti Vivisezione, si batte per sensibilizzare e aprire gli orizzonti di chi non conosce assolutamente le dinamiche dei test.

Efficaci e di grande impatto emotivo, ché, ricordiamo, è proprio sulla leva emozionale che si deve spingere e anche un po’ su quella del rimorso, eccone alcune che hanno fatto la storia nel corso di questi anni di battaglia:

Scioccare per colpire?

Sembra di sì: a volte il marketing e la pubblicità devono turbare per essere efficaci e mai come in questo caso risulta necessario scuotere gli animi con una sana dose di violenza psicologica, una versione ben più edulcorata di quella che, comunque, gli animali sono costretti a subire in nome del nostro benessere.

Voi cosa ne pensate su questo argomento?

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Social Media Strategist e blogger esperta di web 2.0, costume e lifestyle. Attualmente collabora con Mondadori per il settimanale Tustyle.

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