Continua la rubrica Fisco&Contabilità, seguita da Fabio Micera, commercialista professionista, con il quale cercheremo di eliminare i dubbi sulle tematiche burocratiche, che ogni Freelancer può incontrare durate la propria carriera.

L’altra volta abbiamo visto insieme cosa sapere riguardo la gestione separata INPS, oggi diamo invece uno sguardo alla cosidetta gestione Artigiani.

Se hai iniziato l’attività iscrivendo la tua ditta alla Camera di Commercio di compentenza (dipende dove è situata la tua sede) riceverai comunicazione da parte dell’INPS che indica i contributi da versare all’Ente previdenziale.

La gestione prevista nel tuo caso è quella ‘Artigiani’, ma chi sono questi soggetti?

Cosa ci indica l’INPS?

L’imprenditore artigiano è chi svolge un’attività che ha come scopo prevalente la produzione di beni, anche semilavorati, o la prestazione di servizi escluse le attività agricole e commerciali, di intermediazione nella circolazione di beni o ausiliarie di queste ultime, la somministrazione al pubblico di alimenti o di bevande, salvo il caso in cui siano solamente strumentali ed accessorie all’esercizio dell’impresa e:

  • ha compiuto 18 anni di età;
  • esercita l’attività (anche manuale) personalmente in qualità di titolare dell’impresa artigiana, con lavoro proprio ed eventualmente con l’aiuto dei propri familiari;
  • svolge in maniera abituale e prevalente il proprio lavoro manuale;
  • assume la piena responsabilità della sua impresa;
  • non supera i limiti dimensionali previsti dalla Legge 443/85 (in questa legge viene specificato il numero di dipendenti che l’impresa artigiana può assumere in base alla tipologia di attività svolta).

Quanto e come devo pagare?

La gestione artigiani prevede un contributo obbligatorio basato su di un reddito minimo annuo al quale si applica il 21,75% di aliquota più € 7,44 per il contributo maternità.

Per l’anno 2013 il reddito minimo annuo stabilito è pari ad € 15.357,00 quindi il contributo annuale da versare all’INPS sarà di € 3.347,59. Il contributo è comunque dovuto anche nel caso in cui il reddito effettivo della tua ditta sia inferiore a tale soglia (o anche negativo).

L’INPS, a seguito dell’iscrizione della tua impresa, ti invierà un prospetto riepilogativo di tutti i contributi dovuti nell’anno con le relative scadenze di pagamento.

Il contributo infatti si versa in quattro rate entro queste date:

  • 16 maggio
  • 16 agosto
  • 16 novembre
  • 16 febbraio (dell’anno successivo).

Nota bene: L’invio del prospetto riepilogativo può arrivare in ritardo rispetto alla data in cui hai registrato la tua ditta alla Camera di Commercio ma i contributi da versare sono comunque calcolati dal giorno di inizio della tua attività.

Esempio:

Ditta iscritta al registro delle imprese a maggio 2012 riceve il prospetto con le rate ad ottobre. Il prospetto riporterà un totale di contributi da pagare per il periodo da maggio a dicembre 2012 di circa € 2.124.

Le rate sono così suddivise:

  • 16 novembre € 930
  • 16 febbraio € 930
  • 16 maggio € 132
  • 16 agosto € 132.

Questo perché alle rate ‘piene’ di novembre e febbraio (successive all’invio del prospetto) si sono aggiunti anche i contributi del periodo precedente all’invio calcolati appunto dal giorno di effettivo inizio dell’attività e che sono stati ‘spalmati’ in quattro rate da 132 euro.

Se supero il reddito minimo annuo?

Per la quota che eccede il reddito minimale di € 15.357,00 dovrai pagare (oltre il versamento minimo annuale) contributi nella percentuale del 22,75% sull’eccedenza di reddito fino al raggiungimento della soglia di € 45.530,01. Se superi anche questa soglia reddituale la percentuale di contributi aumenta di un ulteriore punto, quindi verserai il 23,75% dell’eccedenza.

In questo caso i contributi non si versano in rate trimestrali ma verserai gli importi alle stesse scadenze previste per il pagamento delle imposte sui redditi (in linea generale a giugno e novembre, salvo proroghe).

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Se hai domande sull’argomento non esitare a lasciare un tuo commento a questo articolo.

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Inoltre se vuoi sapere altre cose sul mondo Fisco&Contabilità lascia un feedback e cercheremo di parlarne insieme a Fabio Miceria in questa rubrica.

Author

Giovane dottore commercialista, gestisce personalmente il suo blog StudioMicera. La sua mission è quella di aiutare coloro che vogliono intraprendere nuove attività imprenditoriali con entusiasmo e passione, la stessa che dedica al suo lavoro.

8 Commenti

  1. Valentina

    Grazie Julius e Fabio, questa rubrica mi sta eliminando molti dubbi che avevo! Complimenti.

  2. giuseppe

    chiedo scusa, alcuni commercialisti, tra cui uno degli ultimi che ho incontrato inquadrano la nostra figura come professionisti altri come artigiani.
    Prendo spunto dall’articolo per porre questa domanda.
    Come mai queste scelte?
    Basate su cosa?

    Perché dovremmo essere artigiani quanto produciamo beni non tangibili equiparati ai servizi erogati a terze parti.

    Inoltre ho anche una risposta data al mio commercialista, il quale ha chiesto una delucidazione presso il sito cgn.it (immagino sia un sito per associati nel ramo fiscale) e anche loro confermano l’ipotesi di posizione che ho evidenziato a inizio post.

    Com’è questa disparità?
    tenendo conto che una freelance, come nel caso di molti qua dentro, tende a fare una barcata di roba.

    Dal design del progetto web al programmazione dello stesso
    (e ci sono 2 codici separati per questo)

    Qualcuno si occupa anche di gestire campagne marketing (vedi adwords), ma per questo tipo di servizio servono altri codici che non rientrano nel ramo dei primi … non sono correlati.

    Altri si occupano di gestire il ramo social … che in questo caso non ho trovato dove piazzarlo quindi in teoria rientra nella comunicazione di immagine e quindi rientra nei codici di “gestione immagine aziendale” (non ricordo il termine) … che è appannaggio delle agenzie di comunicazione.

    Qualcuno si occupa anche di cartaceo … oltre al web, in teoria la comunicazione a 360° comprende tutto carta,tv,radio,web peccato che le prima 3 rientrano nella “gestione comunicazione aziendale” l’ultima no.
    Quindi se volessi dare questo servizio devo prendere un codice, che in fase di controllo potrebbero obiettarti alla grande.
    Inoltre consiglierei anche di parlare del rapporto con l’estero, sarebbe carino spiegare cosa sono
    il vies
    il modulo intrastat
    la cessione all’esportazione o l’importazione di beni con l’estero

    tutta roba che costa dal commercialista.

    Ma sopratutto spiegatele nel nuovo regime dei minimi queste cose.
    Chi usa i vari marketplace in giro per il mondo come gestisce la questione?
    Sia nel comprare che nel vendere.

    grazie.

  3. Sono convinto che i freelance che frequentano questo sito capiscano che questi articoli non hanno la pretesa di esaurire tutta la materia fiscale correlata al proprio lavoro, essendo la stessa complessa e vasta. Gli articoli vogliono essere un’indicazione, con parole spero chiare e semplici, dei vari argomenti che può affrontare chi inizia il lavoro da freelance. Sarebbe carino, per usare le parole di Giuseppe, spiegare ogni caso possibile dal punto fiscale con vari articoli ma ritengo, a mio modesto parere, che per i casi specifici debbano essere i commercialisti a dover dare risposte esaurienti ai loro clienti.

  4. Bhè, questa è solo l’INPS che sommata però a tutto il resto che le leggi italiane ti chiedono diventa praticamente impossibile guadagnare abbastanza per quel che il lavoro di un developer vale.
    Nel mio caso ho scelto di abolire totalmente l’Italia dai miei pensieri, sia per quanto riguarda le tassazioni varie, sia per quanto riguarda il livello culturale informatico di presunti clienti italiani.
    Comparando i miei 7 anni di esperienza in Italia con i 4 in Inghilterra, facendo sempre e solamente il Freelance, ho incrementato i miei guadagni al netto di quasi 20 volte.
    La rubrica è interessantissima ed utile. Ma non dimenticate che potete scegliere.

  5. @ Andrea: Ciao Andrea, le tue parole mi embrano troppo belle per essere vere. Tu sei in Inghilterra a lavorare o sei in Italia?

    Se sei in Italia a lavorare ed hai l’azienda “in inghilterra” e paghi le tasse dell’Inghilterra in teoria sei fuori legge, a meno che ti adegui a quello che lo stato italiano ti impone. Non c’è via d’uscita legale.

    Altrimenti farebbero tutti così no?

    Quello che vorrei sapere io è cosa succede se superi i 30000€ di fatturato? a cosa vai incontro? E’ meglio rimanere artigiano o passare ad altro?

    Grazie

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