Stai per aprire P.IVA o ci stai pensando da settimane? Ecco quello che devi sapere e come metterti alla prova per capire se sei pronto.

Chi intraprende la carriera di Freelance e nei maggiori dei casi passa da una condizione di lavoro dipendete a quello autonomo, in un modo o nell’altro dovrà imbattersi nella Partita Iva.

La P. Iva è quel bellissimo numerino che ci viene associato dall’Agenzia delle Entrate, e che ci permette di essere identificati come soggetto che esercita un’attività rilevante ai fini dell’imposizione fiscale.

Grazie alla Partita Iva abbiamo la possibilità di fatturare e guadagnare con il nostro lavoro autonomo, ma dall’altra parte dobbiamo essere in grado di gestirla e mantenerla.

Prima di Aprire Partita IVA

Aprire Partita IVA significa avere in mente cosa si vuole offrire ai propri potenziali clienti, e soprattuto iniziare a creare un parco clienti interessante.

Come test di pre-apertura P.IVA io consiglio sempre di iniziare con ritenuta d’acconto, ovvero con prestazioni occasionali di cui avevamo parlato.

Una volta terminato questo test con successo, possiamo pensare di aprire una partita iva e di aumentare i propri guadagni.

Scegliere un Commercialista (Serio)

Per avere informazioni dettagliate sulla P.IVA è consigliato rivolgersi a un commercialista professionista, non fidiamoci solo dei consigli ma verifichiamoli di persona.

Non ascoltiamo solo un Commercialista, ma andiamo a trovarne un paio, con lo scopo di capire quale sia il più professionale e conveniente.

Cerchiamo un commercialista che sia in grado di tenerci aggiornati sulle novità, troviamolo nella nostra zona oppure che abbia un rapporto con internet decente.

Spesso questi incontri sono gratuiti e non a pagamento, se lo fossero iniziamo a depennare dalla lista.

Quale P.IVA è conveniente per iniziare?

Quando si inizia un’attività di Freelance singolo, la scelta più conveniente, o se vogliamo la meno peggio oggi potrebbe essere il Regime Forfettario Agevolato, purtroppo quello dei contribuenti minini o regime dei mini non è più disponibile.

Abbiamo un limite annuo di 30.000€ da non superare, con alcune riserve e diverse agevolazioni fiscali.

Questa soluzione per iniziare è vantaggiosa rispetto alle altre, ma ricordiamoci che dobbiamo prefissarci l’obiettivo di superare i limiti imposti, se vogliamo davvero creare qualcosa di grande.

Il problema è che una volta superato il limite vengono attivate tassazioni molto pesanti, e quindi se abbiamo intenzione di superare questi limiti, lo si deve fare di molto e bene.

Quanto costa mantenere la Partita Iva?

Dobbiamo sapere che avere una P.IVA significa anche saperla mantenere nelle sue varie tassazioni.

Queste cifre potrebbero cambiare nel corso degli anni e in base al tuo inquadramento quindi rimani aggiornato con il tuo commercialista.

In prima battuta vi è l’iscrizione alla Camera di Commercio (opzionale il primo anno) di circa 80-100€ all’anno.

Segue il compenso medio di un Commercialista Professionista che varia dai 400€ ai 1.000€ annui, non spendete di più o di meno, se siete singoli freelancer registrati come ditta individuale.

Proseguendo troviamo l’INPS la nostra pensione (qui dovreste ridere) con una media di circa 3.000€ annui diluite a rate durante i vari mesi.

Di norma, senza considerare il regime dei minimi, circa il 35% di quanto un’impresa o un professionista fattura, al netto dei costi, sarà assorbito dal fisco.

A seconda del regime IVA in cui ci troviamo potremo ancora trovare IRPEF e IRAP, la cifra è sempre calcolata in percentuale 23-27% sulla fascia di reddito.

Di seguito gli scaglioni di tassazione ad oggi attivi in base al reddito.

  • Reddito tra 0 e 15.000 euro: l’aliquota IRPEF è del 23%, che corrisponde a 3.450 euro di tasse nel caso di massimo reddito. Sono compresi i lavoratori che percepiscono fino a 1.250 euro di reddito;
  • Tra 15.001 e 28.000 euro: l’aliquota è del 27%, con una tassazione massima di 6.960 euro. Per redditi mensili non superiore a 2.335 euro. Da questa fascia in poi si applica l’aliquota successiva solo per la parte eccedente di reddito. Per esempio: con 30000 euro di guadagno, si pagherà il 27% di tasse su 28000 euro ed il 38% sui 2000 euro che restano;
  • Tra 28.001 e 55.000 euro: l’aliquota IRPEF è fissata al 38% sulla soglia eccedente la seconda. La quota IRPEF sarà pari a 17.220 euro nel caso del reddito più alto;
  • Tra 55.001 e 75.000 euro: la fascia prevede un’aliquota del 41% con un tetto massimo di 25.420 euro;
  • Sopra i 75.000 euro: l’aliquota IRPEF è pari al 43%.

Pianificare i Pagamenti Futuri

Come abbiamo visto durante l’arco di ogni anno dovremo effetture diversi pagamenti.

Per facilitare e monitorare i pagamenti, è molto consigliato pianificare ogni singolo pagamento in modo preventivo.

Possiamo tenere traccia dei pagamenti da effettuare con un semplice Google Calendar o servizi più completi.

In questo modo avremo sempre nota dei pagamenti da effettuare nei mesi successivi e precedenti.

Ricordiamoci che non pagare a tempo debito tasse come INPS, può procurarci oltre perdita di tempo, maggioramenti di tasse o ammende da pagare.

Cosa ne pensi?

Tu come gestisci la tua P.IVA? Hai altri consigli da condividere con noi?

Author

Sono un Creative Strategist con più di 10 anni di esperienza in strategie digitali. Il mio ruolo di Stratega consiste nell’ideare e sviluppare concept creativi per progetti multicanale, individuando le attivazioni e dinamiche di Marketing da applicare attraverso un approccio strategico.

32 Commenti

  1. perchè fissarsi a essere commercianti/artigiani?

    Alcune figure posso tranquillamente rientrare come consulenti e quindi avere una cassa previdenziale separata, non essere iscritti alla camcom e avere (cosa non da poco) la possibilità di emettere avvisi di parcella oltre che ottenere una rivalsa dei contributi previdenziali sul cliente.

  2. Quindi, ricapitolando, se non ho capito fischi per fiaschi, facendo (nel migliore dei casi) conto di guadagnare 30.000€/anno, circa 11.000€ e rotti saranno di tasse?

    Utilissimo questo articolo, ma correggimi se ho sbagliato.

  3. Giuseppe D’Elia ha scritto:

    Quindi, ricapitolando, se non ho capito fischi per fiaschi, facendo (nel migliore dei casi) conto di guadagnare 30.000€/anno, circa 11.000€ e rotti saranno di tasse?
    Utilissimo questo articolo, ma correggimi se ho sbagliato.

    Più o meno si, quella è la cifra…

  4. Gian Bologna

    Scrivi “Dal 2012 infatti il pagamento IVA non è più il 20% ma il 5% sul reddito”.

    Quel 5% non è un pagamento IVA come sostieni nell’articolo, bensì l’imposta sostitutiva di irpef e addizionali.

  5. Ciao,

    lavoro come freelancer da un pò e cominciavo a chiedermi come bisogna comportarsi dal punto di vista fiscale. Anche il mio commercialista mi ha proposto il regime dei contribuenti minimi.. ma come ci si comporta con i clienti acquisiti tramite piattaforme online? Es. oDesk, Twago etc? Molti di solo non sono residenti in Italia e ricevono fattura dalla piattaforma.. quindi, a chi dovrei mandare la fattura io?

    Avete consigli? Magari qualcuno ha esperienza..

    Grazie

  6. Gian Bologna ha scritto:

    Scrivi “Dal 2012 infatti il pagamento IVA non è più il 20% ma il 5% sul reddito”.
    Quel 5% non è un pagamento IVA come sostieni nell’articolo, bensì l’imposta sostitutiva di irpef e addizionali.

    Si hai ragione! Corretto! Per me ormai è tuto colpa IVA =P

  7. Secondo me in Italia conviene rientrare nei minimi, ma a quel punto guadagnare 18000 netti all’anno (come un dipendente) conviene veramente? considerando tutti i grattacapi che ci sono in un’attività in privato?

  8. Ciao a tutti,
    io ho lo stesso problema di Vale: come ci si comporta con clienti da piattaforme internet e clienti esteri (che spesso e volentieri coincidono) in questo caso?

  9. Beh mi sembra che tu abbia tralasciato il sostituto d’imposta. Ma soprattutto, e questo è uno dei motivi per cui ad un freelancer che inizia mi sentirei di consigliare la PIVA individuale piuttosto che societaria, che nella prima vige il principio di cassa, vale a dire la fattura la si può emettere dopo che si è incassato e non prima. Questo vuole dire che per clienti che eventualmente fossero in ritardo nei pagamenti (e con questa crisi ce ne sono parecchi, non necessariamente per mala fede), non è necessario versare l’IVA qualora non si fosse incassata la somma. E’ fondamentale ricordare che l’IVA è contabilizzata sempre nel trimestre in cui viene emessa la fattura, se non si è giunti ancora all’incasso della medesima, si deve ugualmente versare all’Erario la somma.

  10. Dave ha scritto:

    … nella prima vige il principio di cassa, vale a dire la fattura la si può emettere dopo che si è incassato e non prima.

    Uno dei vantaggi nell’essere libero professionista e non ditta (individuale o societaria) è questo. Di prassi c’è sempre l’avviso di parcella che ci aiuta.

  11. domanda (un po’ ingenua lo so): se in 1 anno guadagno 2000-3000 euro perchè gli affari non mi sono andati bene, devo comunque pagare 3000 euro di INPS più tutte le altre tasse?

  12. Iscriversi in Camera di Commercio conviene solo se si fattura più di 16mila euro all’anno, non è detto che nel primo anno si riesca a raggiungere questo risultato; però lo stato chiede ad un commerciante un contributo INPS di minimo 3000 euro: meglio configurarsi come consulente e rientrare negli studi di settore.

  13. giovanni

    hai detto bene mai parola fu piu azzekkata “spese” @ Giovanni ~ Quacos:

  14. Gli utenti che tendenzialmente frequentano questo blog sono (credo) freelancer di primo pelo che cercano supporto, idee e stimoli per intraprendere una attività imprenditoriale.

    E’ normale che per alcuni gli argomenti trattati qui dentro sono scontati, ma per molti junior invece sono spunti interessanti per valutare “cosa fare da grande”.

    Appoggerò sempre questo blog perchè lo trovo interessante e stimolante, sempre nell’ottica che sia utile principalmente a junior del settore.

  15. Gianni ha scritto:

    Gli utenti che tendenzialmente frequentano questo blog sono (credo) freelancer di primo pelo che cercano supporto, idee e stimoli per intraprendere una attività imprenditoriale.

    ..oppure, semplicemente, si trovano “costretti” ad aprirla (come nel mio caso) per continuare un rapporto lavorativo.
    L’articolo, così come i commenti a seguito, mi torneranno utili quando metterò sul tavolo della contrattazione determinate questioni.

    Meglio informare, che disinformare!
    E poi dai, svalutare il lavoro fatto da altri fa molta tristezza (che poi tocca pure leggere commenti con errori grammaticali da prima elementare ^^).
    ciao ;)

  16. Serena ha scritto:

    ..oppure, semplicemente, si trovano “costretti” ad aprirla (come nel mio caso) per continuare un rapporto lavorativo.

    anche questa è la realtà :(
    E’ per quello che consiglio sempre di contattare prima un buon commercialista: tanto prima o poi te ne serve uno. Meglio trovarlo buono subito. Credo siano i soldi meglio spesi per una attività (piccola o grande che sia).

    Sono convinto (e qui partirà un flame da paura) che imprenditori si nasce e non si diventa: è una sorta di “chiamata” che ti viene da dentro e ti dice che “stare alle dipendenze di altri ti sta stretto” qualunque sia il lavoro che devi fare; ma qui stiamo andando OT e magari capiterà un articolo di Giuliano che tratta questo argomento.

    Ciao!

  17. Ciao,
    la nostra azienda è una snc e quindi è leggermente differente dalla situazione di un freelance ma credo che sostanzialmente siamo accumunati da un’importante costante: una pressione fiscale sostanziosa ;-)

  18. Ciao a tutti, non mi occupo né di webdesign né di fisco, però posso segnalarvi una risorsa interessante che sta nascendo nel POP Campus di Robin Good. Si chiama fiscosulweb.it ed è gestita da Luca Taglialatela. Spero di esservi stato utile.

  19. sabrina

    @ Felice Guerriero: Non ho capito, e per i giovani sopra i trenta? Non credo ci sia un limite d’eta’ per il regime dei minimi, correggetemi se sbaglio?

    Che lo hai letto a fare se ti pare inutile? A me e’ servito molto questo articolo. Peccato che non sia una scelta aprire la partita ma una schiavitu’.

  20. Julius ma per chi invece ha anche un blog con annunci pubblicitari e non ha ancora la P.Iva come si deve muovere per non essere un EVASORE?

  21. @ genialFactory: Senza P.IVA è un po un casino, potresti fare ritenuta d’acconto ma supereresti il limite dei 5000.. in ogni caso devi trovare una soluzione se non con come Codice Fiscale ma con un’altra formula…

  22. Odraccir

    Io non ci ho capito una gonade. Non capisco se è obbligatorio aprire una partita iva, e se sì, in che modo e in quali casi è conveniente. Oppure quali sono le alternative legali ovviamente.

    Muchas Dankas.

  23. isidoro

    salve la mia domanda è
    io che ho già una attività commerciale che dovrei chiudere a fine anno,
    vorrei aprire poi un attività di tutt’altro genere ma freelance
    è possibile?considerando che ho una età superiore ai canoni richiesti

  24. Michele

    Salve io vorrei aprire uno studio fotografico, quindi la partita iva penso sia uguale atutte le altre…
    Se io non dovessi avere molto lavoro e per due tre mesi non faccio nulla, le tasse dell’imps ecc da pagare rimangono le stesse mensilmente?…

  25. Ciao a tutti,
    una domanda, ma che differenza c’è tra aprire la partita iva come libero professionista e la partita iva come ditta individuale? Quali sono i vantaggi e svantaggi di uno e dell’altro?

    Grazie

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